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20 marzo 2008

Mi sono trasferito...

 venite a trovarmi...




permalink | inviato da cinemaleo il 20/3/2008 alle 16:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 marzo 2008

I Classici: "Cantando sotto la pioggia"



"Una delle migliori commedie musicali nella storia di Hollywood... Grande classe a livello coreografico, molte invenzioni a quello registico, memorabili numeri…" (ilMorandini).
"Nel 1989 è stato inserito fra i film preservati dal National Film Registry presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al decimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi e dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito addirittura al quinto posto"
(Wikipedia).
"Gli esperti di cinema inglesi hanno stilato una lista di 25 film che ogni appassionato della celluloide dovrebbe aver visto almeno una volta nella vita:
Cantando sotto la pioggia ne fa parte!" (MyMovies).
"Probabilmente il più bel musical della storia del cinema, affettuoso e spiritoso nel rievocare un'epoca perduta, ma che gli autori conoscono benissimo. Grandi numeri musicali, le incredibili gambe di Cyd Charisse, l'abilità acrobatica di Gene Kelly e la comicità semplice di Donald O'Connor. Ovviamente indimenticabile il numero che dà il titolo al film"
(Francesco Mininni Magazine italiano tv).
"Nessuno dei suoi protagonisti fu mai altrettanto valorizzato, e mai la formidabile macchina della MGM riuscì a superare il grado di efficienza e di spettacolarità allora raggiunto fin nei più minuti dettagli"
(Il cinema, Grande storia illustrata).
"Il film, che a più di quarant'anni di distanza, non ha perso nulla della sua freschezza, impreziosendosi anzi per la nostalgia... di quei film che non si fanno più"
(ilFarinotti).
"
Singin' in the Rain (1952) is one of the most-loved and celebrated film musicals of all time" (Filmsite).





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permalink | inviato da cinemaleo il 18/3/2008 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 marzo 2008

I Classici: "Sette spose per sette fratelli"



E' uno dei migliori film musicali mai realizzati. Le musiche ed i balletti sono un vero capolavoro. Un film che non ci si stanca mai di vedere. Una gioia per gli occhi e le orecchie!

When "Seven Brides for Seven Brothers" was filmed and released, it was not
expected to be a 'hit'. M-G-M Studios were surprised when the movie turned out to be a 'sleeper', instead, and became one of the highest grossing movies of its era
("Wikipedia")

Uno dei vertici della musical comedy con targa M-G-M (ilMorandini).

...uno dei più irresistibili musical del cinema. ...A quarant'anni di distanza il film continua ad essere un irripetibile spettacolo
(Pino Farinotti).

Celeberrimo, per musica e coreografia, il balletto centrale, quanto di meglio il grande schermo ci abbia mostrato: movimento, acrobazia, eleganza, fantasia… al top!
Ecco quanto scrisse il "Corriere della Sera":
È una danza che comincia con un andamento di quadriglia rusticana. Ma poi, nell'orgasmo da una parte e dall'altra di emularsi, subito si accalora, si monta, le figure diventano sempre più piroettanti e strampalate; ben presto non è più una danza, è una vertiginosa gara a tempo di polka di diciotto formidabili ballerini acrobati che si pigliano, si schivano, si scavalcano, si lanciano, usufruendo di tutte le superna, i dislivelli, gli appigli che può offrire la radura di un villaggio tagliato nella foresta. Qui sì che il Cinemascope ha una sua funzione: tutte le risorse di questo mezzo turgido, drastico, chiassoso, brutale sono abilmente sfruttate per arrivare a un effetto unico e sorprendente.

 
  

6 marzo 2008

"Il falsario" di Stefan Ruzowitzky

 

Premiato con l'Oscar, presentato con successo (e con polemiche) al Festival di Berlino lo scorso anno, osannato dalla critica, "Il falsario"
ha il merito di raccontare una storia (vera) poco nota e certamente interessante (un gruppo di ebrei viene internato nel lager di Sachsenhausen con il compito di falsificare valuta inglese e americana).
Sarà che film su nazisti e campi di concentramento ne abbiamo visti tanti, ma ci sembra che questo non aggiunga nulla di nuovo (ricorrendo al solito cliché "tutti i buoni da una parte tutti i cattivi dall'altra"). Un lavoro in cui regia sceneggiatura attori non riescono ad emozionare e coinvolgere.
Il tema centrale dovrebbe essere le contraddizioni le paure i conflitti... di chi si mette al servizio del nemico per aver salva la vita, i sensi di colpa nei riguardi di chi non gode gli stessi privilegi e dei compagni che non si riesce a proteggere. Ma tutto questo non traspare nel film.
Ogni singolo personaggio è monolitico, senza sfaccettature… il che lo rende poco credibile: un emblema, un simbolo ma non un essere umano in cui ci si possa identificare. Si stenta ad appassionarsi alla vicenda narrata, si scivola a volte nella noia.
Da lodare tecnicamente (buoni le riprese con macchina a spalla, l'utilizzo del teleobiettivo, la fotografia livida, la forte accentuazione del chiaroscuro nelle immagini) il film (a cui è da rimproverare un eccesso di musiche non sempre usate a proposito) è diretto da Stefan Ruzowitzky
, regista viennese piuttosto eclettico (al suo attivo documentari, video musicali, melodrammi, horror…).



2 marzo 2008

"Rendition" di Gavin Hood

 

Premio Oscar nel 2006 per il bellissimo  "Il suo nome è Tsotsi", il regista sudafricano Gavin Hood affronta un tema quanto mai attuale: la consegna straordinaria (extroardinary rendition), il programma segreto della Cia contro chi è sospettato di terrorismo (il presunto colpevole viene rapito e deportato in Paesi dove sono consentite condizioni inumane, privazione dei diritti fondamentali e torture).
Un film non riuscito completamente (il ritmo è lento, il cast prestigioso non utilizzato al meglio, il finale eccessivamente consolatorio e improbabile…) ma che ha l'indubbio merito di farci riflettere sugli errori che tutto il mondo continua a commettere quando è in gioco la propria salvaguardia (cosa è cambiato dall'epoca del nazismo?).
Un maggiore coraggio da parte di regia e sceneggiatura sarebbe stata auspicabile (si ha l'impressione che si condanni la tortura contro un innocente e non contro l'essere umano in quanto tale) ma è comunque meritorio l'essersi occupati di temi scomodi, che invitano all'esame di coscienza e alla discussione. 
Non vi è un vero protagonista in "Rendition"
: la vicenda è corale, con storie parallele (la crisi del giovane analista dei Servizi Segreti, i tentativi della moglie del deportato per scoprire cosa sia successo, la passione politico-religiosa di uno studente musulmano e il suo amore per una collega…), storie che si incroceranno con sorpresa finale. Il tutto raccontato attraverso interpreti dal valore assoluto (Meryl Streep, Jake Gyllenhaal, Reese Witherspoon, Alan Arkin e Peter Sarsgaard) ma a cui (volutamente?) si dà poco spazio: primeggiano le due primedonne, Reese Witherspoon è da lodare per misura ed equilibrio in un ruolo in cui era facile eccedere, Meryl Streep conferma ancora una volta la sua eccezionale bravura (le basta un cenno, uno sguardo per rappresentare il male assoluto).   

Il  film (presentato al Romafilmfest
) è da vedere, pur con i suoi difetti:
"Rendition" "non è certo così incisivo come avrebbe potuto essere. In ogni caso aggiunge un altro tassello alla comprensione di quel che è l'America contemporanea e tutte le opere realizzate per far aprire gli occhi allo spettatore non possono che guadagnarsi comunque il nostro rispetto"
(Massimo Borriello "CinemaZone").


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